Non capiva come le era saltata in mente quell'idea tanto stupida, non era il tipo da competizioni. No per nulla, era la solita ragazza che se ne stava ferma in un angolo a pensare, lontano da tutti, senza far rumore, senza fiatare, immersa semplicemente nei suoi pensieri.
E invece ora era lì, davanti a quella porta, fissandola con sguardo insicuro. Indecisa sul da farsi.
«Ehy Syberia, guarda che quella porta non si aprirà mai da sola» qualcuno si insinuò nei suoi pensieri interrompendola, non si voltò nemmeno, sapendo già a chi apparteneva quella voce, Nicolaj Kasey, suo vicino di casa, figlio di purosangue, frequentante, per sua immensa sfortuna, Beauxbatons.
Non erano mai andati molto d'accordo, passavano la maggior parte del loro tempo a punzecchiarsi e lui aveva dato il via al suo soprannome a causa della sua carnagione smunta e pallida...."il fantasma vivente di Beauxbatons".
«Nicolaj tornatene da dove sei venuto, e smettila di chiamarmi Syberia» rispose fredda e distaccata lei.
«Bè, perchè non potrei è il tuo secondo nome, fantasmino»
Ma non gli diede peso, trovò il coraggio di bussare a quel portone, forse più per sparire dalla vista di quel ragazzo, una voce dal suo interno le diede il permesso di entrare e chiudendosi la grande porta alle spalle sentì distintamente le poche parole che gli rivolse il ragazzo.
«Ti ci volevo io eh?»
L'aveva fatto e ancora non ci credeva, aveva dato il suo nominativo alla professoressa Fleurdhiver per le Printanieres, in qualche modo, voleva dimostrare che anche lei esisteva, che era qualcuno e che...forse il padre avrebbe imparato ad accettarla, forse...
No, lui la odiava, e lei come una povera stupida cercava di ricostruire un rapporto che non sarebbe mai esistito, era quella la realtà, era nata dalla morte della madre e lui non l'avrebbe mai accettata, le aveva portato via la moglie e lei non contava nulla. Nulla.
Sentiva molti sguardi puntarsi su di lei, mentre attraversava quei corridoi, e molti che vociferavano su quel dannato nomignolo. Non lo sopportava.
Arrivò finalmente ad un corridoio del quarto piano e si appoggiò distrattamente ad una parete, lasciano che i pensieri che le affollavano la mente trovassero pace.
«Ehy!Torana qui!Ferma!» da un'aula poco distante una voce di ragazza stava urlando contro qualcuno.
Non le diede peso, ma all'improvviso le sembrò di aver visto qualcosa di un colore violaceo avvicinarsi a lei, pensò che fosse stata una semplice allucinazione dovuta alla stanchezza, ma dovette ricredersi. Quasi sobbalzò quando avvertì qualcosa di morbido poggiarsi contro le sue gambe.
Abbassò lentamente lo sguardo per vedere quella piccola palla di pelo nascosta dietro di lei con degli occhioni azzurri tenerissimi, e accovacciandosi prese ad accarezzarla.
Puffole Pigmee...ne aveva sentito parlare ma non pensava che a scuola ce ne fossero, evidentemente era sfuggita al proprietario.
«Ehy...» una ragazza affannata si fermò proprio avanti a lei.
Prendendo lentamente quell'animaletto peloso tra le mani si alzò tendendoglielo.
«Penso che questa sia tua!E' davvero tenerissima.» sorrise accarezzando con un dito la puffola.
«Mi piacerebbe davvero averne una.»
«Bè, basta chiedere!»
E invece ora era lì, davanti a quella porta, fissandola con sguardo insicuro. Indecisa sul da farsi.
«Ehy Syberia, guarda che quella porta non si aprirà mai da sola» qualcuno si insinuò nei suoi pensieri interrompendola, non si voltò nemmeno, sapendo già a chi apparteneva quella voce, Nicolaj Kasey, suo vicino di casa, figlio di purosangue, frequentante, per sua immensa sfortuna, Beauxbatons.
Non erano mai andati molto d'accordo, passavano la maggior parte del loro tempo a punzecchiarsi e lui aveva dato il via al suo soprannome a causa della sua carnagione smunta e pallida...."il fantasma vivente di Beauxbatons".
«Nicolaj tornatene da dove sei venuto, e smettila di chiamarmi Syberia» rispose fredda e distaccata lei.
«Bè, perchè non potrei è il tuo secondo nome, fantasmino»
Ma non gli diede peso, trovò il coraggio di bussare a quel portone, forse più per sparire dalla vista di quel ragazzo, una voce dal suo interno le diede il permesso di entrare e chiudendosi la grande porta alle spalle sentì distintamente le poche parole che gli rivolse il ragazzo.
«Ti ci volevo io eh?»
L'aveva fatto e ancora non ci credeva, aveva dato il suo nominativo alla professoressa Fleurdhiver per le Printanieres, in qualche modo, voleva dimostrare che anche lei esisteva, che era qualcuno e che...forse il padre avrebbe imparato ad accettarla, forse...
No, lui la odiava, e lei come una povera stupida cercava di ricostruire un rapporto che non sarebbe mai esistito, era quella la realtà, era nata dalla morte della madre e lui non l'avrebbe mai accettata, le aveva portato via la moglie e lei non contava nulla. Nulla.
Sentiva molti sguardi puntarsi su di lei, mentre attraversava quei corridoi, e molti che vociferavano su quel dannato nomignolo. Non lo sopportava.
Arrivò finalmente ad un corridoio del quarto piano e si appoggiò distrattamente ad una parete, lasciano che i pensieri che le affollavano la mente trovassero pace.
«Ehy!Torana qui!Ferma!» da un'aula poco distante una voce di ragazza stava urlando contro qualcuno.
Non le diede peso, ma all'improvviso le sembrò di aver visto qualcosa di un colore violaceo avvicinarsi a lei, pensò che fosse stata una semplice allucinazione dovuta alla stanchezza, ma dovette ricredersi. Quasi sobbalzò quando avvertì qualcosa di morbido poggiarsi contro le sue gambe.
Abbassò lentamente lo sguardo per vedere quella piccola palla di pelo nascosta dietro di lei con degli occhioni azzurri tenerissimi, e accovacciandosi prese ad accarezzarla.
Puffole Pigmee...ne aveva sentito parlare ma non pensava che a scuola ce ne fossero, evidentemente era sfuggita al proprietario.
«Ehy...» una ragazza affannata si fermò proprio avanti a lei.
Prendendo lentamente quell'animaletto peloso tra le mani si alzò tendendoglielo.
«Penso che questa sia tua!E' davvero tenerissima.» sorrise accarezzando con un dito la puffola.
«Mi piacerebbe davvero averne una.»
«Bè, basta chiedere!»




